Apologia della fantascienza

Perché parlare di fantascienza, perché farlo ora?

Questo testo è apparso nel numero 0 di Starcrash. Iscriviti per ricevere la newsletter.
Illustrazione di Thelma Scott.

Apparentemente il nostro mondo trabocca di fantascienza, tra film e serie tv siamo bombardati con prodotti di genere e quindi non sembrerebbe necessario né particolarmente originale parlarne. Il termine apologia sembrerebbe quanto mai fuori luogo in un contesto pervaso di contenuti fantascientifici, da chi dovremmo difenderla?

Pensiamo che la fantascienza vada difesa proprio da chi vuole relegarla ad un ruolo di rumore di fondo nella cultura contemporanea, da chi la vorrebbe una pillola tra tante che può essere somministrata a dosi di un’ora. Riteniamo che la fantascienza debba essere protetta da chi la vuole ancorare alla zavorra della realtà, non solo non cercheremo di raccontarvi la scienza che c’è dietro AvatarInterstellar o Gravity, ma al contrario cercheremo di capire quanta fantascienza c’è nel passato, nel presente, ma soprattutto nel futuro della scienza.

Siamo per una new wave culturale fantascientifica che riconosca e nobiliti il suo ruolo centrale nello sviluppo e formazione del pensiero scientifico grazie alla sua spinta verso l’ignoto dei confini del pensabile. Crediamo che le rivoluzioni – che siano copernicane o russe – si facciano perché qualcuno ha la voglia di immaginare cosa ci possa essere oltre i realismi che vengono imposti. 

Rifiutiamo l’approccio postmoderno di una fantascienza almanacchesca che procede per accumulazione e cicli di nostalgico revival ed invece vogliamo recuperare la sua spinta verso la modernità del pensiero scientifico e della cultura.

Ora che improvvisamente il futuro ci ha raggiunti, che l’epidemia ha sconvolto il presente ed ha dato un giro di chiave al carillon della storia rimettendolo in moto, ora più che mai c’è bisogno di costruire nuove narrazioni. Serve una scienza esponenzialmente nuova che esca dalla trappola delle risposte lineari. 

C’è bisogno di pensare a mondi in cui conviviamo con i robot, società in cui non esiste più disparità di genere o discriminazione per il colore della pelle, nuove forme del lavoro e dei rapporti tra uomo e ambiente. Questo per poter costruire nuove scienze, nuove politiche e nuove tecnologie. Per fare ciò dobbiamo abbracciare la complessità ed avere un approccio a livello di ecosistema, ma soprattutto abbiamo bisogno di essere visionari.
Vogliamo la fantascienza, perché vogliamo reinventarci il futuro.