In merito alle diverse iniziative antifasciste promosse nei prossimi giorni sul territorio, sentiamo la necessità di condividere pubblicamente la nostra posizione.
Come Circolo Gagarin, abbiamo deciso di non aderire ufficialmente a nessuna delle manifestazioni in programma. Lo facciamo con rispetto e senza alcuna volontà polemica, e nel pieno riconoscimento dell’importanza e del valore simbolico di ogni iniziativa antifascista.
Di fronte ad uno scenario differente, unitario, avremmo aderito come Circolo. In questa situazione, molti e molte di noi parteciperanno alle iniziative ma a titolo personale, come cittadine e cittadini, militanti, persone attive nella comunità e convintamente antifasciste.
Condividiamo pienamente le parole di Sergio Barletta, che recuperiamo da un recente scambio mail:
“Quello della Pastasciuttata è un gesto semplice, ma denso di significato. Esso infatti simboleggia la libertà, la lotta contro l’oppressione, ma sostanzialmente la condivisione, che deve rappresentare un momento di gioia e speranza per il futuro.”
Oggi più che mai, dopo quanto accaduto il 26 gennaio e con il recente avvenimento del Remigration Summit, riteniamo indispensabile superare ogni forma di attrito, divisione o contrapposizione, che sia essa di natura personale, associativa o politica. Chiudere le porte non può più essere una strada percorribile. Condividere, con tutte le asprezze e le difficoltà, e armonizzare le differenze è l’unica porta di accesso a una nuova pratica antifascista.
In un momento storico in cui l’antifascismo è un bisogno, un dovere e una necessità sociale – oggi che persino i nazisti di tutta europa stanno trasformandosi da picchiatori di strada a organizzatori di convegni – ci troviamo però a fare i conti con una realtà preoccupante: per troppi giovani, troppe famiglie, troppe persone non direttamente coinvolte nelle dinamiche politiche o nella militanza locale, l’antifascismo appare lontano, svuotato di significato, ridotto a un esercizio di memoria o a una contrapposizione ideologica priva di impatto sulla vita quotidiana.
Questa percezione è anche responsabilità nostra, di noi associazioni e realtà antifasciste, quando ci presentiamo divisi, incapaci di dialogare, incapaci di costruire forme di partecipazione accoglienti, inclusive e davvero attrattive.
Crediamo che l’antifascismo sia una pratica viva e quotidiana, che deve sapere costruire ponti, rafforzare relazioni e fare spazio a ogni voce che voglia contribuire a difendere la dignità, la libertà e i diritti di tutte e tutti.
Ci auguriamo che, già dal prossimo futuro, si possa tornare a camminare insieme, nei fatti e non solo nelle parole. Noi, ci saremo.
Con affetto e rispetto,
Circolo Gagarin