Pugilato popolare

Ogni lunedì e mercoledì, appuntamento al Circolo Gagarin con gli allenamenti di pugilato: sport popolare, non agonistico, inclusivo e contro ogni forma di pregiudizio!

Gli allenamenti

Circolo Gagarin non è, naturalmente, una vera e propria palestra ma propone due appuntamenti fissi settimanali per avvicinarci a questo straordinario sport. Gli allenamenti sono aperti a tutti: liberi da vergogna, timori e stress, le uniche cose importanti saranno divertimento, socialità e condivisione di fatica, sudore risultati. Questi gli elementi fondamentali dello Sport Popolare.

Partecipazione

Allenamenti: ogni lunedì e mercoledì, dalle 19.30 alle 21.30

Costo di partecipazione: 25 euro al mese

La partecipazione agli allenamenti è riservata ai soci ARCI e UISP.
COVID-19: nel rispetto della salute di tutti, per partecipare è necessario presentare un’autodichiarazione ogni 15 giorni.

ATTENZIONE: al momento sono terminati i posti disponibili per partecipare al corso. In caso di rinunce ricontatteremo le persone interessate che ci hanno lasciato il contatto.


Lezione di prova gratuita riservata ai soci, su prenotazione: mercoledì 16 settembre 2020, dalle 19.30

ATTENZIONE — I posti sono limitati causa protocolli sanitari Covid-19. Prenota la lezione di prova gratuita riservata ai soci mandando una mail. Per partecipare è necessario presentare un’autodichiarazione.

Pugilato popolare

È il 1976 quando Teófilo Stevenson, leggenda cubana del pugilato dilettantistico, conquista il secondo oro olimpico ai Giochi di Montreal. Stevenson è già considerato un eroe nazionale a Cuba e la sua fama come pugile corre ben oltre i confini della nazione. In quell’occasione i promoter statunitensi offrirono a Stevenson un contratto da professionista. L’offerta era di cinque milioni di dollari per sfidare, al suo esordio da professionista, l’allora campione dei pesi massimi Muhammad Ali. Stevenson replicò all’offerta con una frase che gli amanti della “nobile arte” non dimenticheranno mai. Risoluto il campione rispose:

Cosa valgono cinque milioni di dollari, quando ho l’amore di otto milioni di cubani?

In un certo senso la celebre frase di Stevenson cela l’idea che potesse e possa tutt’ora esistere un pugilato differente. Un pugilato che viaggi lontano dai meccanismi di mercificazione degli atleti, dalla corsa a vertiginosi compensi, e dalle macchine dello showbitz sportivo. Con una frase potente, forse megalomane agli occhi di alcuni, si ritorna all’essenza di uno sport che trova le sue radici nella dimensione popolare per l’appunto. Certamente il pugilato nella sua storia antica e moderna ha costituito un’importante forma di mobilità e riscatto sociale per molti tra minoranze, emarginati, dimenticati e sofferenti. E’ uno sport con una storia importante il pugilato, una storia che affonda le sue radici nel basso.

Negli anni in Italia molti hanno cercato di recuperare la dimensione più sana di questo sport e in moltissime città, piccole e grandi, sono nate le esperienze delle palestre popolari, luoghi in cui la dimensione etica, politica e valoriale di questo sport fatto di rispetto, uguaglianza, comunità, crescita personale vengono riportati al centro, ponendosi come alternativa a quei luoghi in cui si preferisce coltivare una cultura dell’esclusività, dell’agonismo, della vittoria e dell’appiattimento degli avversari.

Il Pugilato Popolare porta con se i valori di un ambiente sano e quindi antirazzista, antisessista e antifascista proprio perché costruito sullo scambio e sull’interazione di conoscenze e saperi, sull’incontro di identità differenti in comunicazione attraverso corpi che si rispettano nelle proprie forme, contenuti e tempi. Il Pugilato Popolare privilegia l’accessibilità economica e sociale allo sport e rifiuta una dimensione “machista” che valorizza l’idea di una violenza rivolta allo scontro e al superamento degli altri.